Fare un bagno di sole

Fonte di vita e di benessere, il Sole può trasformarsi in un prezioso toccasana per molti problemi di salute, sul piano sia fisico che psicologico, purché sfruttato nel modo giusto.

bagno di sole, elioterapia

In tutte le culture il Sole, ricchissimo di simbolismi, rappresenta energia, calore e vita. Regolando i ritmi circadiani del nostro organismo, scandendo il ciclo sonno-veglia ed influenzando con l’intensità della sua luce il nostro umore, questo astro ha una profonda influenza sulla nostra vita quotidiana. Noi oggi, però, siamo così abituati al Sole sopra le nostre teste che, se escludiamo le giornate passate in spiaggia durante l’Estate, tendiamo ad ignorare l’importanza di fare quotidianamente un Bagno di Sole (detto anche Elioterapia o Terapia del Sole).

Senza Sole, lo sappiamo, non ci sarebbe vita sulla Terra e, nonostante sin dall’antichità la sua luce sia stata usata come “medicina” (per malattie cutanee, malattie polmonari, tubercolosi), è solo nei tempi moderni che, grazie ai molti studi scientifici che hanno approfondito le reazioni fisiologiche e biochimiche dell’organismo in risposta alla luce solare, si è scoperto che essa ha sulla nostra salute un’influenza molto più profonda di quello che pensavamo.

“Per migliaia di anni – scrive l’ingegnere americano Richard Hobday, considerato un’autorità nel campo dell’Elioterapia, nel sul libro Guarire con il sole (Ed. Macro) – l’uomo ha vissuto in armonia con il sole, col calore e la sua luce, nutrendo un’istintiva fiducia nella sua capacità di generare la vita e guarire. Oggi, quest’antica fiducia sembra persa. Trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate in ambienti chiusi e sotto l’illuminazione artificiale, ignorando i benefici che la luce solare può offrire al nostro benessere. Una regolare e attenta esposizione al sole rappresenta una fonte ineguagliabile di salute”.

Ma vediamo com’è composta la luce che raggiunge la superficie terrestre:

  • Circa il 37% è composto da luce visibile, ossia quella che percepiamo con i nostri occhi
  • Il 60% è composto da radiazioni infrarosse (IR) che conducono calore e rimangono sullo strato superficiale dell’epidermide
  • Il 3% è composto da raggi ultravioletti A e B (UVA e UVB) che riescono a raggiungere il derma e, pertanto, a produrre un effetto sui tessuti e sul sistema metabolico

Le due lunghezze d’onda che hanno effetti sulla pelle, quindi, sono l’Ultravioletto A e l’Ultravioletto B (esistono anche gli UVC, i raggi più pericolosi, che però vengono schermati dallo strato di ozono nell’atmosfera terrestre). Entrambe provocano abbronzatura e scottature, ma i raggi UVB, anche se penetrano meno in profondità rispetto agli UVA, sono potenzialmente più pericolosi.

I raggi solari, quindi, possono effettivamente causare diverse patologie dermatologiche ma, se sfruttati nel modo giusto, possono svolgere un ruolo chiave nella prevenzione e nella cura di molte malattie infettive e degenerative. Negli ultimi anni, però, i diversi allarmismi rispetto la loro pericolosità, soprattutto in riferimento ai tumori della pelle, ci hanno portato a considerare il Sole un nemico da cui proteggersi. In realtà, naturalmente con le dovute precauzioni, i raggi solari sono un toccasana per il nostro organismo ed una preziosa fonte di Vitamina D (anche se classificata come vitamina, si tratta in realtà di un ormone) che infatti, oltre ad essere presente in alcuni cibi (pesce grasso, carne rossa, uova, latticini e, in quantità minore, verdure a foglia scura), viene principalmente sintetizzata a partire dall’esposizione ai raggi ultravioletti solari.

I benefici della Vitamina D, fondamentale per favorire l’assorbimento del calcio a livello intestinale e il suo successivo deposito nel tessuto osseo, sono numerosi – riduce le infiammazioni, migliora il sistema immunitario, rallenta i processi di atrofia ossea, rinforza la muscolatura, aiuta l’organismo a combattere gli agenti patogeni, protegge le cellule nervose, abbassa la pressione sanguigna, previene rachitismo e diabete, porta giovamento nei casi di malattie dermatologiche, migliora la qualità e l’aspettativa di vita dei malati di cancro – e stare all’aria aperta, con la pelle esposta alla luce naturale del Sole, è il miglior modo per farne una bella scorta.

Dalle indagini condotte sulla Vitamina D, dice lo specialista in medicina nucleare tedesco Jörg Spitz nel libro La Vitamina D. Il Superormone: come proteggersi dalle malattie croniche (Ed. Tecniche Nuove), risulta che in ogni parte del mondo è sempre maggiore il numero di coloro che ne sono carenti. Ecco perché questa vitamina è sempre più oggetto di studio: potrebbe infatti essere la chiave per guarire malattie come asma, reumatismi, osteoporosi, infarto, pressione alta, ictus, malattie autoimmuni, diabete, dolore cronico e tumori (la carenza di Vitamina D è stata collegata addirittura a 17 tipi di cancro).

“L’alternanza del giorno e della notte – scrive la giornalista e dott.ssa francese Brigitte Blond – dà il ritmo alla nostra vita fin dall’alba dei tempi. Il nostro corpo è fatto per vivere secondo questo ritmo, detto circadiano (dal latino “circa”, intorno, e “diem”, giorno). Questa esposizione prolungata e quotidiana alla luce del giorno è indispensabile per fare il pieno d’energia, scacciare lo stress e trovare il sonno. L’uomo è un “animale” diurno. Ha bisogno della luce per vivere. […] Si sa oggi che la luce del giorno scatena la secrezione di cortisolo, l’ormone dello “stress positivo” che mobilizza le energie utili alla giornata. Il cortisolo è indispensabile per essere in forma quando si è svegli. Al contrario, la luce del giorno impedisce la secrezione di un altro ormone: la melatonina. Implicata nell’addormentamento e nel sonno, la melatonina non è rilevabile durante il giorno, ma è al suo livello massimo di notte. Più il giorno è luminoso, più la notte è nera, maggiori sono le differenze ormonali (picco di cortisolo il giorno, picco di melatonina la notte) e migliore è la qualità del sonno. […] È dunque essenziale fare il pieno di luce ogni giorno, anche nei periodi più scuri dell’inverno!”.

Certo, è un dato di fatto che non tutte le persone amano stare sotto il Sole e, dato che la Vitamina D è presente in alcuni cibi, questo potrebbe far pensare che sia possibile farne una scorta anche solo attraverso l’alimentazione (o, nel caso dei regimi alimentari privi di ingredienti di origine animale, dagli integratori). La realtà, però, è un po’ diversa. Solo il 10% di questa preziosa vitamina, infatti, viene introdotto nel nostro organismo attraverso gli alimenti, il restante 90% viene prodotto grazie alla luce solare. Il nostro organismo, inoltre, fa un uso migliore della Vitamina D derivata dal Sole rispetto a quella assunta tramite l’alimentazione perciò, che piaccia oppure no, i Bagni di Sole sono una pratica da non sottovalutare assolutamente.

Oltre ai benefici sul piano fisico, è importante sottolineare che esporsi alla luce solare è un toccasana anche dal punto di vista psicologico. I raggi ultravioletti, infatti, stimolano il rilascio della serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”, fornendo un valido supporto agli sbalzi umorali.

Che ci sia uno stretto rapporto tra quantità di luce ed umore è un fatto ormai noto, soprattutto in riferimento al Disturbo Affettivo Stagionale (Seasonal Affective Disorder o SAD), una forma depressiva scoperta nel 1984 da un gruppo di ricercatori del National Institute of Mental Health (Stati Uniti) di cui soffre quasi il 20% della popolazione, come sottolinea la psicologa clinica canadese Marie-Pier Lavoie nel suo libro Luminoterapia. Il bagno di luce che dona energia e buonumore (Ed. Il Punto d’Incontro). Si tratta di un disturbo intermittente che compare in Autunno (periodo in cui le giornate iniziano ad accorciarsi e, di conseguenza, sono inferiori le ore di luce a nostra disposizione) e scompare poi, spontaneamente, in Primavera (in chi ne soffre, comunque, non insorge necessariamente ogni anno).

Tra i principali sintomi si riconoscono ansia, insonnia, spossatezza, irritabilità, fame nervosa, mancanza di motivazione, difficoltà di concentrazione, calo della libido, senso di tristezza, malinconia e depressione (che nei casi più gravi può portare ad ideazione suicidaria). Il SAD colpisce in prevalenza i giovani tra i venti e i trent’anni, con una percentuale più alta tra le donne. Il problema è che si tratta di una sindrome spesso sottodiagnosticata e, di conseguenza, possono passare diversi anni prima che ne venga riconosciuta la presenza. Il fattore scatenante di questo disturbo, continua la Lavoie, è stato ormai riconosciuto essere il deficit di luce e, per risolvere il problema velocemente, esiste un metodo del tutto naturale: la Luminoterapia (si tratta di un metodo non ancora molto diffuso in Italia se paragonato ad altri paesi come, ad esempio, il Canada, gli Stati Uniti o l’Inghilterra).

Con questo termine, Luminoterapia (detta anche Luxterapia, Fototerapia o Terapia della Luce), ci si riferisce all’esposizione quotidiana per mezz’ora ad una fonte di intensa luce bianca artificiale (simile a quella naturale) a 10.000 lux (l’intensità luminosa delle lampade per luminoterapia si misura in lux), priva di raggi ultravioletti, per un periodo complessivo di circa 5 mesi (l’esposizione deve avvenire all’altezza degli occhi e ad una distanza di circa 50 cm). La Luminoterapia non fa altro che sfruttare la capacità della luce di riequilibrare il nostro orologio biologico al fine di regolare le diverse funzioni del nostro organismo permettendo la produzione degli ormoni adatti al momento giusto.

“Che la quantità di luce solare abbia riflessi sulle nostre condizioni psichiche e fisiche – scrive Giuseppe Iorio – è dimostrato anche dai dati epidemiologici relativi alla diffusione della SAD, che risulta molto più comune nei Paesi più distanti dall’Equatore. Ad esempio, in Europa, la depressione stagionale ha incidenza decisamente maggiore nei Paesi situati nella parte settentrionale del continente rispetto a quelli mediterranei. Questo fenomeno si spiega proprio facendo riferimento alla quantità di luce a cui si è esposti. La luce del sole è, per numerosi soggetti, una sorta di catalizzatore del benessere, in quanto capace di influire sui livelli di ormoni quali la serotonina e la melatonina. E questi ormoni influenzano il nostro umore e i nostri ritmi biologici, quindi anche le nostre energie psicofisiche”.

Da quanto fin qui scritto risulta evidente che, in assenza di luce, il nostro corpo e la nostra mente entrano in sofferenza e, senza dover fare chissà che cosa, è sufficiente passare un po’ di tempo all’aria aperta ogni giorno per concedersi un rigenerante elisir naturale che, in modo del tutto gratuito, favorisce la nostra salute psicofisica.

Benefici Fisici

  • Stimola la produzione di Vitamina D
  • Stimola la produzione di Melanina e Serotonina
  • Regola il ritmo sonno-veglia
  • Mantiene la temperatura corporea
  • Attiva la circolazione
  • Ripara il collagene (rendendo, quindi, la pelle più bella)
  • Ossigena i tessuti
  • Contribuisce a regolarizzare il tasso di colesterolo
  • Stimola il metabolismo
  • Stimola il sistema immunitario ed ormonale
  • Stimola il sistema neurovegetativo (quello che controlla le funzioni involontarie del corpo)
  • Aumenta la capacità muscolare
  • Migliora la mobilità articolare
  • Facilita l’eliminazione delle tossine (grazie alla sudorazione)
  • Facilita la liberazione della tensione (perché fa rilassare i muscoli)
  • Apporta beneficio a malattie dermatologiche (acne, eczemi, vitiligine, psoriasi), osteoarticolari (rachitismo, reumatismo, osteoporosi, artrosi), respiratorie (asma bronchiale), ematologiche e del sistema circolatorio (anemie, linfatismo), tumorali (cancro al seno, alle ovaie, al colon, alla prostata)

Attenzione! I benefici elencati fanno riferimento all’esposizione al Sole da moderato a dolce, e non a quello cocente che “brucia”.

Benefici Psicologici

  • Migliora l’umore (funge, praticamente, da antidepressivo naturale)
  • Riduce l’ansia
  • Migliora l’efficacia mentale
  • Riduce lo stress
Equipaggiamento

Quando ci si espone al Sole è sempre bene avere con sé dell’acqua, per mantenersi idrati, ed un cappello, per proteggere la testa dalle insolazioni e gli occhi dal riverbero della luce. Rispetto all’uso di creme solari ed occhiali da sole, invece, le opinioni sono contradittorie.

“Da molti anni – scrive France Guillain nel libro Il metodo France Guillain (Ed. L’Età dell’Acquario) – nei paesi temperati non si parla d’altro che dei pericoli del sole: creme solari, occhiali da sole, tumori della pelle. Eppure, da numerosi studi citati tanto dal dottor Damien Downing quanto dal professor Jean-François Doré, emerge piuttosto che è la mancanza di sole tutto l’anno a favorire il cancro della pelle, insieme a un’alimentazione poco sana, al tabacco e all’alcol”.

I medici britannici della National Osteoporosis Society, ad esempio, raccomandano di esporsi al Sole per 10/20 minuti al giorno senza applicare creme solari protettive perché, in questo modo, vengono limitati gli effetti benefici dei raggi solari sulla produzione di Vitamina D (sono i raggi UVB a permettere la sintesi di questa vitamina ma, il fattore di protezione della crema solare, formando una barriera sulla pelle, impedisce ai raggi di svolgere questa funzione). Onestamente non so dire quale sia la verità. Credo che l’uso di una crema solare (possibilmente di ecobiocosmesi per evitare la marea di “schifezze chimiche” che mettono anche in questo tipo di prodotto) sia consigliato nel caso di esposizione durante le ore più calde della giornata (molto poi dipende anche dal proprio fototipo, dall’età, dalle condizioni fisiche, dalle condizioni climatiche, dal luogo in cui ci si trova). Ci sono alcune persone, ad esempio, che per lavoro sono costrette a stare sotto il sole cocente e, in questi casi, usare tutte le accortezze possibili ritengo sia auspicabile.

Per quanto riguarda gli occhiali da sole, invece, chi ne sconsiglia l’uso spiega che il nostro cervello, per adattare l’organismo alla situazione in cui si trova, ha bisogno di calcolare la quantità di raggi ultravioletti presente nell’atmosfera. È necessario, pertanto, che questi raggi attraversino la retina e questo può avvenire solo se non si portano occhiali, né da vista né da sole (e, ovviamente, nemmeno lenti a contatto). Quando portiamo gli occhiali, infatti, il nostro cervello si comporta quasi come se il Sole non ci fosse. La soluzione, quindi, sarebbe, se si portano occhiali da vista, di toglierli di tanto in tanto in modo da ricevere i raggi UV e, nel caso degli occhiali da sole, di sostituirli con un cappello con visiera che permetta agli occhi di stare in ombra senza, tuttavia, alterare la capacità percettiva oculare. Anche rispetto a questo punto, non essendo un’esperta, non so dire quale sia la cosa più giusta da fare. Sicuramente gli occhi vanno protetti perché un’esposizione troppo prolungata ai raggi UV può causare danni come, ad esempio, la cataratta o la congiuntivite. Anche qui credo che molto dipenda dall’orario in cui ci si espone al Sole.

Modalità di attuazione

Il Sole a cui è bene esporsi è quello dolce e delicato, e non quello cocente che brucia e disidrata. Come diceva negli anni ‘20 Sir Henry John Gauvain, un medico inglese sostenitore dell’Elioterapia: “Il sole è come un buon champagne: stimola, rinvigorisce, ma se si esagera intossica e avvelena”. La luce solare, ricordalo sempre, può portare grande beneficio al tuo organismo, tuttavia se l’esposizione è troppo prolungata o violenta può produrre invecchiamento della pelle ed irritazioni di diversa entità. Detto in un altro modo, il Sole può sia curare che danneggiare la pelle, tutto dipende da come lo si “usa”.

Le ore migliori per le esposizioni, quindi, sono quelle del primo mattino e del tardo pomeriggio. Durante le ore più calde (soprattutto in Estate), dalle 11 alle 16, è bene evitare l’esposizione diretta al Sole per non incorrere in scottature, eritemi, macchie, arrossamenti, insolazioni, ustioni e, nei casi più gravi, melanomi.

In generale diciamo che il consiglio è quello di esporsi per una mezz’oretta al Sole (l’esposizione prolungata non produce un maggior quantitativo di Vitamina D, perciò non è necessario abbronzarsi perché abbia luogo il suo processo di sintesi), possibilmente ogni giorno, durante tutto l’anno (i mesi migliori per l’esposizione, comunque, risultano essere maggio, giugno e luglio), anche quando fa freddo (va comunque detto che nei mesi invernali il nostro fabbisogno di Vitamina D viene principalmente soddisfatto dalle scorte che il nostro organismo si è formato nei precedenti mesi di esposizione solare e, proprio per consentire questo rifornimento per la stagione più fredda, è importante fare dei Bagni di Sole ad intervalli regolari), prediligendo le ore in cui il Sole è tiepido. Oltre al viso, l’ideale è esporre anche braccia e gambe (naturalmente quando fa molto freddo le gambe possono restare coperte). È sottinteso che non è necessario restare immobili sotto il Sole, ma si può coniugare l’esposizione ad una moderata attività fisica come, ad esempio, fare una bella passeggiata o dedicarsi al giardinaggio.

Particolare attenzione, naturalmente, deve essere data nel caso di assunzione di farmaci o di utilizzo di cosmetici che rendono l’epidermide fotosensibile, presenza di problemi di salute per cui è controindicata l’esposizione al sole (es. ipertiroidismo, vene varicose, ipertensione, malattie epatiche…) e vicinanza a superfici riflettenti che possono raddoppiare gli effetti della luce solare (come, ad esempio, l’acqua o la neve).

PER APPROFONDIRE

Ecco una bibliografia da cui partire per approfondire l’argomento:

  • Il sole che guarisce. Le incredibili proprietà terapeutiche della Vitamina D di Jörg Spitz e William B. Grant, Ed. Il Punto d’Incontro
  • Guarire con il sole. I benefici della luce solare per la nostra salute di Richard Hobday, Ed. Macro
  • La vitamina D. Il Superormone: come proteggersi dalle malattie croniche di Jörg Spitz, Ed. Tecniche Nuove
  • I poteri curativi della vitamina D di Soram Khalsa, Ed. Macro

NOTA BIBLIOGRAFICA. Per scrivere questo testo ho attinto informazioni da questi articoli:

Qualche informazione l’ho anche presa dal capitolo dedicato al Sole nel libro Il metodo France Guillain (Ed. L’Età dell’Acquario) dell’ingegnere fisico e dietologa francese France Guillain.

Fare un bagno di sole ultima modifica: 2016-09-12T17:37:40+00:00 da pameladalisa