Proteggere e rispettare le proprie vulnerabilità

Proteggere e rispettare le proprie vulnerabilità

Proteggere e rispettare le proprie vulnerabilità

Con la sua corazza ossea protettiva, l’Armadillo ci insegna che la capacità di salvaguardare le nostre vulnerabilità deve essere sempre vigile per impedire che vengano esposte inutilmente ad attacchi scorretti ed insensibili.

Proteggere e rispettare le proprie vulnerabilità

L’Armadillo è un animale scavatore che, grazie ai suoi artigli, è in grado di dare forma nel terreno a tane che possono arrivare anche ad un metro e mezzo di profondità.

Il suo dorso, a differenza della parta sottostante che è molto delicata e, proprio per questo, rimane ben nascosta, è ricoperto da una serie di placche ossee sovrapposte e fornite di estremità appuntite che gli permettono di difendersi dai predatori. Quando è minacciato, infatti, l’Armadillo si appallottola trasformandosi in una palla spinosa.

La sua corazza gli conferisce l’aspetto di un cavaliere vestito con la sua armatura protettiva ed è proprio da qui che deriva il suo nome spagnolo armadillo che significa, letteralmente, “munito di piccola armatura”.

Con la sua capacità di proteggere la parte più vulnerabile del suo corpo, l’Armadillo ti insegna a capire quando è il momento di difenderti da un attacco come, ad esempio, quello rappresentato da una critica ingiustificata, e quando, invece, abbassare le difese accettando di mostrare anche la tua vulnerabilità come quando, ad esempio, vuoi instaurare con una persona un rapporto di profonda intimità.

Ognuno di noi porta con sé delle fragilità di cui non si deve affatto vergognare, ma è importante capire quando e con chi esporle con umiltà ed apertura. Ho l’impressione, invece, che quando si parla di vulnerabilità passi spesso il messaggio che, proprio perché si tratta di qualcosa di cui non ci si deve imbarazzare perché appartenente ad ognuno di noi, sia auspicabile mostrarla indistintamente a tutti come segno di accettazione di sé. Io non sono del tutto d’accordo con questa idea.

Ha senso mostrare le proprie vulnerabilità e, quindi, mettersi a nudo emotivamente (cosa per niente facile), quando mi trovo di fronte ad una persona che voglio davvero imparare a conoscere e con la quale voglio instaurare un sincero rapporto affettivo, non ha importanza se sentimentale o di amicizia, che mi permetta di sentirmi completamente accolto, accettato, compreso e di venire nutrito da questo scambio interpersonale che mi aiuta a crescere e a maturare. Ha poi senso farlo quando mi trovo a vivere una circostanza nella quale mostrare la mia vulnerabilità può essere di aiuto a qualcuno, ad esempio un amico in difficoltà (ma anche una persona sconosciuta che in mia presenza viene, magari, derisa ingiustamente per una fragilità che appartiene anche a me), può aiutare me ad uscire da una difficoltà come quando, ad esempio, litigando con qualcuno (un genitore, il partner, un collega, un figlio…) chiedo di “andarci piano” perché su quella certa questione mi sento molto fragile, o rappresenta un modo per mostrare chi sono davvero in un certo contesto come, può essere, il lavoro.

La tua vulnerabilità non è solo delicata, ma anche estremamente preziosa. Quando la condividi con qualcuno stai facendo all’altro un dono inestimabile e stai affermando non solo il pieno rispetto per te stesso, ma anche la tua piena fiducia nei suoi confronti. Certo, capita talvolta che questa fiducia venga tradita e, inevitabilmente, questo crea dispiacere e sofferenza ma, ti piaccia oppure no, anche questo rischio fa parte della vita.

Quello che è importante capire è che la protezione delle tue vulnerabilità non va intesa automaticamente come chiusura e indisponibilità all’incontro (c’è anche questa possibilità, naturalmente, ma il collegamento non è automatico), e l’insegnamento dell’Armadillo, la cui migliore strategia offensiva quando viene attaccato è la difesa, sta proprio nell’esortarti a portare sempre con te la tua “armatura” e, senza causare danno ad altri, usarla quando è davvero necessario. È come se l’Armadillo ti dicesse: “Tu l’armatura portatela dietro, poi se serve usala, altrimenti tienila in tasca”.

Da questo punto di vista, l’Armadillo ti insegna anche l’importanza di fissare i tuoi limiti e di decidere cosa sei pronto ad affrontare indagando con saggezza, come riflette la sua grande capacità di scavo, oltre la superficie delle cose.

Il problema principale con la vulnerabilità è che, di solito, fatichiamo molto a relazionarci pacificamente con questa nostra dimensione anche perché la società in cui viviamo ci esorta continuamente, in modo malsano, a mostrarci in ogni situazione forti ed invincibili.

In questo modo, però, manchiamo di capire che la vulnerabilità rappresenta, invece, uno degli ingredienti essenziali per instaurare rapporti interpersonali autentici perché là dove le persone si mostrano più vulnerabili, esiste un maggiore grado di coesione dovuto al fatto di essere più consapevoli di avere bisogno l’uno dell’altro.

Non dimenticare mai che se sei vulnerabile significa che sei vivo, che sei una persona in evoluzione che accetta di correre dei rischi come, ad esempio, dire per primo “ti amo” ad una persona che ti piace o impegnarti in un progetto sul quale non hai garanzie di successo.

Etimologicamente vulnerabilità significa “possibilità di venire feriti” – da vulnus, ferita, e abilis, possibilità – e, forse, deriva da questo la tendenza ad associarle un connotato negativo. Tuttavia, ci chiede la psicologa Jennifer Delgado Suárez, cosa succederebbe se ci soffermassimo solo sulla parte del significato inerente la possibilità? La situazione si ribalterebbe e la vulnerabilità comincerebbe ad essere considerata in modo più positivo. Essere vulnerabili, allora, non risulterebbe più così tremendo ed anzi verrebbe considerato un punto di forza che aiuta ad essere prudenti e a dare valore a quello che conta.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Come prima cosa ti invito a riflettere sul tema della vulnerabilità e a come sei solito affrontare quella che dimora in te. Se ti aiuta, puoi partire da queste domande:

  • Come mi rapporto, solitamente, alle mie vulnerabilità?
  • Sono solito indossare la maschera del supereroe?
  • Se sì, cosa temo di più dal mostrare le mie vulnerabilità?
  • Quando è necessario, so proteggere le mie vulnerabilità?
  • Riesco, quando serve, a mostrarle con fierezza e rispetto per me stesso?

Adesso pensa all’Armadillo e a quello che hai letto di lui. Chiediti:

  • Cosa mi ispira la descrizione etologica dell’Armadillo?
  • Quali parole/concetti chiave mi fa venire in mente?
  • Come posso adattare queste parole/concetti al mio comportamento per migliorare la mia capacità di proteggere le mie vulnerabilità?
  • Qual è il primo passo concreto che posso compiere per adottare o potenziare in me la strategia psicologica suggerita dall’Armadillo?

NOTA BIBLIOGRAFICA – Le informazioni sull’Armadillo sono prese dal libro Segni e presagi del mondo animale di Ted Andrews (Ed. Mediterranee), mentre l’articolo di Jennifer Delgado Suárez a cui ho fatto riferimento è La vulnerabilità è negativa o positiva? (https://angolopsicologia.com)

Proteggere e rispettare le proprie vulnerabilità ultima modifica: 2018-11-03T19:32:21+00:00 da pameladalisa