Piantare i semi della felicità

Piantare i semi della felicità

Piantare i semi della felicità

Non c’è essere umano che, nel profondo di sé, non ambisca ad essere felice. Ma raggiungere questa agognata condizione significa, prima di tutto, prendersi il tempo per capire cosa davvero rappresenta per noi la felicità.

Piantare i semi della felicità

Quella che segue è la mia traduzione di un testo di Deb Engle intitolato Plant the seeds of happiness this spring (fonte: newsletter di http://tendingyourinnergarden.com) in cui viene fatta un’associazione tra alcune piante ed alcuni aspetti della vita da coltivare per essere più felici.

Ecco l’articolo:

Questa Primavera, prendi in considerazione di aggiungere al tuo giardino queste nuove piante. Non troverai i loro semi nei cataloghi o nei negozi di giardinaggio. Anzi, non potrai comprarli affatto. Sono tutti da scoprire osservando e nutrendo ciò che si trova già dentro di te.

LAVANDA – Riposo. Offrendo un piacevole contrasto ed essendo utile come bellissimo sfondo, la profumata Lavanda – Riposo ti ricorda di rallentare, di fare frequenti pause, di sederti sul pontile con una limonata, di fare una passeggiata e telefonare ad un amico. Se conserverai i ricordi estivi di questa fioritura, questa elegante pianta durerà a lungo anche dopo la stagione della crescita.

Come coltivarla: almeno per un po’, metti da parte i tuoi obiettivi, radicati nel momento presente e passa una giornata, un pomeriggio o anche solo un’ora lontano da tutto, senza fare niente.

NON TI SCORDAR DI ME – Amicizia. Nel diffondere i suoi eterei fiori creando dei grappoli, il Non ti scordar di me – Amicizia porta compagnia a chi è abbastanza saggio da coltivarla. Questa fiorente aggiunta di vita crea connessione ed amore quando viene perseguita con intenzione e cuore aperto. Essa conduce alla conversazione intima, al reciproco supporto, all’affermazione e alla gioia di condividere la tua vita.

Come coltivarla: metti da parte un po’ di tempo per approfondire le tue amicizie esistenti e fare nuove conoscenze. Ascolta con attenzione, fai domande e cerca la bontà negli altri.

CICLAMINO – Compassione. Il Ciclamino – Compassione a forma di cuore, difficile da far fiorire all’istante ma alla fine generoso, aprirà la porta al perdono, alla cura di sé, alla comunità, alla pazienza e alla guarigione. Ti incoraggia ad accettare la realtà con empatia.

Come coltivarla: considera con amorevole gentilezza il tuo corpo, la tua mente e il tuo cuore. Poi, ben radicato in questo livello di compassione, estendi lo stesso atteggiamento di gentilezza e cura a famigliari, amici e al mondo intero.

COREOSSIDE – Curiosità. Audace, graziosa e di lunga fioritura, questa aggiunta al tuo giardino porterà nella tua vita un senso di gioco e di avventura mentre esplori i misteri dell’esistenza, assisti allo svolgersi degli eventi, osservi in profondità negli aspetti della vita quotidiana e fai un passo indietro semplicemente per guardare nella meraviglia.

Come coltivarla: acquieta la mente, sospendi il giudizio e guarda le cose con occhi nuovi. Fai domande e divertiti nell’imparare.

GALLARDIA – Gratitudine. Avvolta in colori vivaci con una lunga stagione di crescita che si prolunga fino all’autunno, la Gallardia – Gratitudine ti rallegra anche nei giorni più tristi. Ti invita a ricordare quello che già hai nella tua vita, ad avvolgere la mente attorno al miracolo della vita stessa, a rimanere radicato nella tua terra nativa e poi a dire semplicemente grazie.

Come coltivarla: la Gallardia – Gratitudine è una pianta perenne che ha bisogno di essere ripiantata ogni tre anni o giù di lì. È facile dimenticare la semplice forza e bellezza che porta nella vita. Scrivi un diario della gratitudine. Inizia e concludi ogni giornata con una preghiera di gratitudine. Dì “grazie”.

IPOMEA – Consapevolezza. Mostrandosi in diversi colori brillanti con fiori che durano soltanto un giorno, l’ Ipomea – Consapevolezza invita ad avere un occhio vigile capace di cogliere la bellezza nel momento presente. Aggiungendola al tuo giardino, diventerai perspicace, attento e riconoscente, trattenuto nel giudizio per il puro piacere di assaporare ed osservare qualunque cosa appaia davanti a te.

Come coltivarla: rallenta e pratica osservando solo una cosa – un albero, il tuo animale domestico, un suono, una trama – per dieci minuti e poi rifletti su cosa hai imparato. Prenditi delle pause di consapevolezza durante il giorno, respirando lentamente e profondamente, fermandoti ad osservare quello che ti circonda e prestando attenzione ad ogni nuova cosa. Sii consapevole anche del tuo mondo interiore. Come ti senti in questo momento?

Crea il tuo personale giardino della felicità. Cosa vuoi di più nella tua vita? A cosa vorresti che somigliasse? C’è qualcosa di nuovo in attesa di essere piantato o qualcosa di vecchio e familiare che ha bisogno di nutrimento? Prendi carta e colori e disegna il giardino di vita che creerai quest’anno. Preparati alla felicità di farti largo nel terreno!

Separatore piantare i semi della felicità

Ho trovato simpatica questa idea di associare a delle piante alcuni aspetti da coltivare per ampliare il proprio senso di felicità. Credo che l’autrice non si sia basata tanto sulla simbologia dei fiori quanto, piuttosto, su un’associazione personale tra alcune piante e quello che le facevano venire in mente rispetto al tema della felicità. La Lavanda, ad esempio, nel linguaggio dei fiori non significa riposo (può significare, invece, sia diffidenza che fonte di ricordi felici) ma, se pensiamo all’efficace effetto rilassante che la sua fragranza aromatica ha sul nostro organismo, viene facile associarla alla necessità nella nostra vita di momenti di beato relax.

Ma cos’è esattamente la felicità? Cosa significa essere o sentirsi felici? Questa, ovviamente, è una super domanda, un argomento sul quale filosofi e pensatori di ogni epoca hanno ampiamente dibattuto. Esistono varie accezioni di felicità – felicità intesa come realizzazione di sé, come piacere, come bene, come serenità d’animo – ma, comunemente, la definizione che forse va per la maggiore è la felicità intesa come lo stato d’animo di chi ritiene soddisfatti ed appagati i propri desideri. Prova a pensarci un attimo. È vero che tendiamo a vincolare la nostra felicità al raggiungimento di un dato risultato (sarò felice quando mi sarò laureato, mi sarò sposato, avrò un figlio, avrò quella posizione sociale…) o all’ottenimento di una certa cosa (sarò felice quando mi sarò comprato la casa, potrò cambiare la macchina, avrò un bel conto in banca, avrò un ricco guardaroba…).

È interessante notare che, originariamente, l’aggettivo latino felix, da cui deriva la parola “felice”, aveva significato di fertile, prospero. Peccato che, assuefatti come siamo ad una cultura iperconsumista, ci siamo abituati ad associare l’idea di prosperità al fatto di possedere tante cose sul piano materiale. Ma è davvero così? Quante volte ci siamo detti sarò felice quando avrò raggiunto quel risultato e, una volta ottenuto, in realtà non abbiamo sperimentato quella travolgente felicità che avevamo immaginato? Perché succede questo? Sarà che, in realtà, si può essere felici per semplice attitudine interiore, unicamente perché si possiede un “ricco” mondo interiore? Sarà che la felicità è soltanto un muscolo da allenare?

Certo, qualcuno potrebbe ribattere che è davvero difficile essere felici se, ad esempio, non si hanno i soldi per comprarsi da mangiare o si è affetti da una grave malattia. Ovviamente questa obiezione è comprensibile, ma credo sia importante iniziare a capire che essere felici non significa affatto sentirsi sempre felici. Questo è un miraggio della nostra società che cerca di insinuare l’idea che non essere sempre vispi e pimpanti significa avere qualcosa che non va. Ribadiamo un fondamentale concetto: in Natura tutto è ciclico e, pertanto, il “per sempre” non esiste. È normale, quindi, vivere periodicamente momenti in cui non ci sentiamo esattamente al settimo cielo. Fanno parte della vita e vanno accettati per quelli che sono.

Ma la felicità è, prima di tutto, un atteggiamento mentale. Infatti non si può essere felici se non si pensa veramente di esserlo. In questo senso, quindi, le credenze che ci portiamo dietro giocano un ruolo fondamentale. Se, ad esempio, parto dal presupposto che l’unico modo per essere felice sia vivere in Costa Azzurra in una villa di 400 mq con maggiordomo a seguito è chiaro che, se non riesco a concretizzare questa credenza, la felicità mi sfuggirà sempre di mano. Ma la questione è: davvero non posso essere felice se non vivo in Costa Azzurra in una villa di 400 mq con un maggiordomo che mi serve e riverisce dalla mattina alla sera?

Forse dovremmo porre questa domanda ai massimi esperti di felicità presenti sul Pianeta Terra: i bambini. Prova ad osservarli. Giocano con la sabbia e sono felici, rincorrono una lucertola e sono felici, mangiano un gelato e sono felici, salgono su una giostra e sono felici, corrono in bicicletta e sono felici, pastrocchiano con i colori e sono felici, ascoltano una favola e sono felici… I bambini sono felici a prescindere, e questo perché semplicemente vivono il momento presente godendo appieno di ogni piccola cosa che incontrano o che sperimentano. Sì, lo so che la vita di noi adulti è un tantinello più complessa ma a volte, ammettiamolo, siamo noi i primi a complicarcela con tutta quella marea di aspettative a cui restiamo testardamente ancorati (e che, spesso e volentieri, più che rappresentare nostre autentiche necessità, sono in realtà frutto di condizionamenti che subiamo senza nemmeno accorgercene).

Naturalmente, come è giusto che sia, ognuno ha il diritto alla propria idea di felicità ma, per un attimo, lasciamoci ispirare dai bambini e fermiamoci a riflettere con profondità sull’idea che abbiamo della felicità e su come questa stia influenzando la nostra vita.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Trovato un luogo tranquillo dove stare da solo senza essere disturbato, concediti un po’ di tempo per riflettere sul concetto di felicità e, quando ti senti pronto, prova a chiederti:

  • Che significato sono solito attribuire alla parola felicità?
  • Che posto ha nella mia vita la felicità?
  • A cosa dovrebbe somigliare per me la vera felicità?
  • Nella mia vita, quali volti assume la felicità?
  • Chi e cosa nella mia vita do per scontato?
  • Se queste persone o queste cose non ci fossero, sarei meno felice?
  • Se sì, quali azioni posso adottare per concedere loro più attenzione?
  • Mi assumo veramente la responsabilità della mia felicità?
  • Se no, a chi o a cosa affido la mia felicità?
  • Nella vita di tutti i giorni, mi concedo il permesso di essere felice?
  • Il mio livello di felicità come influenza la mia capacità di rispondere alle “tempeste” della vita?
  • Come influenza il rapporto che ho con me stesso e con gli altri?
  • In che modo le mie credenze influenzano il mio livello di felicità?
  • Che tipo di impatto può avere sul mondo il fatto che io sia più o meno felice?
  • Di quale tipo di disordine, interno e/o esterno, devo liberarmi per accrescere la mia felicità?
  • Nella mia vita ci sono “ladri di felicità”?
  • Se sì, come posso proteggermi dalla negatività che diffondono attorno a me?
  • Quali “frutti della felicità” ho raccolto finora nella mia vita?
  • Quali “semi della felicità” vorrei coltivare?

Partendo dall’idea di Deb Engle, prova poi a disegnare la mappa del tuo Giardino della Felicità. Puoi scegliere i fiori, le piante e gli alberi che più ti piacciono o ti ispirano e associarli ad aspetti che vorresti coltivare per ampliare il tuo senso di felicità, oppure, più semplicemente, puoi andare a ruota libera disegnando tutto quello che vorresti coltivare per essere più felice.

Piantare i semi della felicità ultima modifica: 2016-03-07T18:23:00+00:00 da pameladalisa