Contribuire al giardino della vita

Contribuire al giardino della vita

Contribuire al giardino della Vita

Ognuno di noi può scegliere di mettere il proprio prezioso potenziale al servizio del mondo contribuendo, in questo modo, a preservare il pianeta che ci ospita e a contribuire alla sua evoluzione.

contribuire al giardino della vita, preservare il pianeta

Quello che segue è un articolo di Marcella Danon intitolato Dall’Io al Noi. Nascere alla nostra più ampia “identità terrestre” (fonte: www.lifegate.it). Lo riporto qui nella sezione Saggezza Verde perché Marcella propone una bellissima metafora naturale per spiegare come la storia della nostra autorealizzazione sia la stessa di quella di una pianta che, da seme, arriva alla creazione del frutto grazie al quale contribuire all’evoluzione della vita.

Ecco l’articolo:

La nostra storia è quella di un seme che ha un suo potenziale intrinseco e che, quando trova le condizioni necessarie, tende alla sua autorealizzazione. Per intraprendere questo viaggio dovremo avere il coraggio di rompere i sicuri ma angusti limiti entro cui la nostra essenza è racchiusa e, in quanto seme, affrontare una caotica riorganizzazione cellulare, per passare da una forma netta e ben definita a qualche cosa di diverso, di imprevedibile a priori, in continua crescita: un germoglio.

La nostra apertura al mondo, e allo stesso tempo a ciò che siamo veramente, la chiameremo “nascita ecopsicologica”: il nostro io (psico) che si rivela a se stesso aprendosi all’ambiente (eco). Nasciamo ecopsicologicamente quando abbiamo il coraggio di oltrepassare i confini di quello che abbiamo sempre creduto di essere, che gli altri ci hanno detto che siamo o che dobbiamo diventare, per scoprire quanta potenzialità ancora inespressa giace in noi, quali e quante diverse cose possiamo ancora diventare e realizzare. È un risveglio a una più vasta concezione di sé e a una prospettiva evolutiva del nostro essere e agire nel mondo.

Mentre nello stadio di seme la nostra percezione della realtà è strettamente individuale – ogni seme ha confini ben precisi tra sé e gli altri – in quanto germoglio in crescita scopriamo di dover interagire con tanti elementi diversi e non poter evitare la relazione con gli altri. La nostra sopravvivenza, in quanto germoglio, dipenderà dalla capacità di salvaguardare uno spazio vitale, la nostra qualità di vita dipenderà dalla capacità di cercare o creare contesti in cui trovare un nostro spazio con gli altri e non contro gli altri. È un risveglio a una visione dinamica e prospettica della vita riconosciuta anch’essa in continua trasformazione ed evoluzione.

Come germoglio abbiamo una lunga strada davanti, la nostra vita è ben diversa di quando eravamo seme, con le idee chiare e tante risposte pronte, sappiamo che il percorso che abbiamo intrapreso non prevede sistemazioni “per sempre”, né sicurezze garantite a priori, ha più domande che risposte, ma offre continue opportunità di meraviglia, scoperta e apprendimento in un processo di crescita che delinea con sempre maggior chiarezza chi siamo e cosa possiamo diventare.

E se noi, senza specchi – nei giardini raramente ce ne sono – facciamo fatica a vedere chi siamo e  cosa stiamo diventando, sono spesso gli altri che ci aiutano a riconoscere le caratteristiche che ci contraddistinguono e che rivelano a  poco a poco quale pianta sta nascendo dal seme che eravamo. Nell’incontro con l’altro impariamo a  conoscere il mondo ma impariamo anche a conoscere noi stessi.

Ed ecco che si avvicina il momento in cui siamo pronti a realizzarci in tutta la nostra potenzialità e in cui capiamo chi siamo, cosa vogliamo dalla vita e lo realizziamo: la “pianta che siamo” fiorisce, al culmine della sua appariscenza e bellezza. Il fiore esprime l’essenza della nostra natura individuale, è l’apoteosi della nostra ricerca sulla natura della nostra identità.

Ma la storia non finisce qui, il processo evolutivo non si arresta e ha altre avventure da proporci, un nuovo salto di qualità ci attende, nuovi orizzonti. Siamo passati dalla percezione di noi stessi come un io isolato e abbiamo scoperto invece di esistere nell’ambito di una rete di relazioni grazie alla quale crescere e realizzarci, ci siamo aperti a una percezione “io-tu” del mondo, il passo successivo è riconoscerci non solo parte della trama della vita, ma co-creatori della trama stessa.

Quando il fiore si apre e viene impollinato, è il frutto il traguardo successivo della crescita personale. Frutto che si offre in dono, frutto che nutre e disseta, frutto che contiene in sé i semi per nuove rinascite e nuove realizzazioni, con un dna arricchito dal bagaglio esperienziale individuale, contribuendo così alla continuazione della vita.

Nel mettere i nostri frutti al servizio degli altri chiudiamo il ciclo iniziato con la nostra avventura di piccolo seme isolato, realizziamo completamente la nostra natura individuale il momento in cui ci riallacciamo al processo della vita in evoluzione. La nostra visione di noi stessi e dell’esistenza  si amplia ulteriormente, ci apriamo a una percezione “io-noi” della realtà in cui si affievoliscono ancor di più i limiti tra noi, gli altri e il mondo che ci circonda e di cui riconosciamo parte.

La soddisfazione più grande è quella di scoprire che ciò che vogliamo dalla vita e ciò che la vita vuole da noi sono la stessa cosa: la vita ci chiede di “essere con”, di scoprire chi siamo e di mettere poi questa nostra peculiarità individuale “in rete” con altri, ci chiede di contribuire con i colori e le forme che ci contraddistinguono al giardino della vita. Un giardino che si arricchisce e abbellisce con la diversità individuale, la capacità di rispettarsi reciprocamente e di interagire collaborativamente.

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Quello dell’autorealizzazione è uno dei temi portanti nel campo della Crescita Personale che si lega a doppio filo con la scoperta del proprio Scopo di Vita, ossia del motivo per cui ci troviamo su questo pianeta. Chi di noi, infatti, almeno una volta non si è interrogato sul motivo e sul senso della sua presenza sulla Terra? Ovviamente esiste uno Scopo Universale, comune a tutti gli esseri umani, che è quello di evolvere e di maturare sul piano interiore gioendo, nel contempo, delle bellezze che si incontrano strada facendo.

Ma poi ognuno nasce anche con uno Scopo Individuale, una Missione da portare a termine che, qualunque sia, ci permette di fare la differenza nella vita degli altri esseri viventi (umani o non umani che siano) e di lasciare il mondo un po’ meglio di come lo abbiamo trovato. Realizzare questa Missione significa trovare il senso delle nostre azioni, permettere la riconciliazione dei nostri diversi aspetti e, in generale, favorire l’equilibrio del nostro benessere psicofisico.

“La missione di ogni essere umano – scrive la psicologa statunitense Doreen Virtue – ha un elemento in comune: l’amore. In sostanza, siamo qui per imparare, ricordare e trasmettere questa potente emozione. […] La domanda che esige una risposta, si riferisce al tipo di forma che assumerà il tuo percorso d’amore. Sarai un guaritore, un insegnante, un artista, un genitore, qualcuno che si prenderà cura di qualcun altro oppure cosa?”.

Non so se ti ricordi The Blues Brothers, la commedia musicale diretta nel 1980 da John Landis ed interpretata da John Belushi e Dan Aykroyd. I due protagonisti, nel tentativo di salvare dalla chiusura l’orfanotrofio in cui erano cresciuti, decidono di rimettere insieme la loro band musicale e fare dei concerti i cui proventi verranno devoluti alla causa. Se hai visto il film, forse ricorderai che una delle battute diventata mitica è stata “Siamo in missione per conto di Dio”.

Ecco, fai conto che ogni essere umano, tassello fondamentale nel cosiddetto Piano Divino, è qui in missione per conto di Dio (o qualunque altro appellativo tu voglia usare) e, finché non ha individuato e realizzato questo compito, tenderà a vivere con un incessante senso di frustrazione perché, anche se non del tutto consciamente, in fondo al cuore saprà che non sta concretizzando il vero motivo della sua incarnazione.

Ma la cosa bella, contrariamente a quello che pensano alcuni, è che adempiere alla propria Missione non significa affatto doversi impegnare in qualcosa di noioso e faticoso perché ha sempre a che fare con le nostre passioni, con quello cioè che ci interessa e ci entusiasma. Di solito, infatti, il proprio Scopo di Vita si basa su un’attività che svolgiamo e a cui ci dedichiamo anche senza essere pagati, soltanto per il piacere che ci procura.

La cosa importante da capire, però, è che la nostra Missione, o possiamo anche chiamarla Vocazione (che, etimologicamente, significa infatti sentirsi chiamati a un dato compito), non ha bisogno di essere trovata al di fuori di noi perché, in realtà, si trova al nostro interno proprio come un albero si trova già nel seme. Dobbiamo solo riconoscerla e, senza opporle resistenza, permetterle di svilupparsi e di crescere nel mondo.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Trova un luogo tranquillo e ritagliati un po’ di tempo per riflettere sulla tua autorealizzazione, sul perché ti trovi qui e su come puoi fare la differenza. Riconsidera le tappe descritte da Marcella nel suo articolo – seme, germoglio, fiore e frutto – e rifletti sul tuo ciclo di crescita. Per aiutarti puoi fare riferimento allo schema seguente:

IL SEME – L’attenzione all’individualità
Come seme, trovandoti protetto da confini ben precisi, sei unicamente focalizzato su te stesso e sul tuo essere un individuo singolo. Chiediti: Da cosa è caratterizzata la mia individualità? Quali sono le condizioni necessarie alla mia autorealizzazione? Quali sono le mie passioni? Quali sono le “benedizioni” che io possiedo e che gli altri cercano? Qual è il potenziale che giace dentro di me? Quali sono i limiti che devo superare per realizzarlo?

IL GERMOGLIO – L’interazione con il mondo esterno
Come germoglio, per crescere, sai di aver bisogno dello scambio e dell’interazione con i tuoi simili e con l’ambiente che ti circonda. Chiediti: Quale sentiero sta seguendo il mio processo di crescita? È in sintonia con quello che posso diventare? Quali sfide mi sta presentando questo sentiero? Com’è il mio livello di interazione con l’esterno? Cosa imparo da questa interazione? Quali nuove scoperte mi ha permesso di fare su me stesso?

IL FIORE – L’espressione dell’essenza naturale
Come fiore sei caratterizzato da una profumazione particolare che è solo tua e che, per adempiere alla tua Missione Terrena, hai bisogno di diffondere. Chiediti: Cosa voglio esattamente dalla vita? Cosa vuole la vita da me? Come esprimo la mia essenza? Quale fragranza sto diffondendo nel mondo? Come posso aprirmi alla Vita? Come posso favorire l’ “impollinazione” della mia essenza affinché dia nuovi frutti?

IL FRUTTO – Il contributo al benessere collettivo
Come frutto, sugoso e pieno di polpa, sei completamente proiettato verso l’esterno, verso la condivisione della tua creatività e dei tuoi talenti per favorire l’evoluzione della vita. Chiediti: Quali frutti posso condividere con gli altri? Quali semi giacciono in me pronti ad essere sparsi nel mondo? Come posso favorire la piena realizzazione della mia presenza qui sulla Terra? Come posso connettermi con tutto ciò che mi circonda?

Contribuire al giardino della vita ultima modifica: 2016-03-07T18:24:54+00:00 da pameladalisa