Compostare il proprio passato

Compostare il proprio passato

Compostare il proprio passato

Tutto ciò che siamo stati e che abbiamo fatto nel passato non descrive affatto chi siamo oggi. Ma tutto quello che abbiamo imparato dalle nostre esperienze passate può diventare parte di chi diventeremo nel nostro futuro.

Compostare il proprio passato

Uno degli insegnamenti più importanti che la Natura ci dona è quello relativo alla crescita e al rinnovamento. Ma questo processo, dovremmo ormai averlo riconosciuto, avviene sempre a partire da ciò che c’è stato prima. In Natura, infatti, nulla viene sprecato ed ogni cosa, anche quella apparentemente più inutile ed insignificante, svolge in realtà una funzione ben precisa.

Il compostaggio rappresenta uno splendido esempio di questo principio. Il recupero dei rifiuti organici infatti – residui di cibo, fogliame ed erba tagliata – può creare un prezioso fertilizzante ecologico (il compost appunto) in grado di ridare al suolo nuovo nutrimento e ricchezza. Effetto collaterale positivo, poi, oltre al fatto di avvenire in tempi più brevi rispetto ai normali processi di decomposizione naturale, è che recuperando prodotti generalmente considerati di scarto, consente di ridurre la quantità di rifiuti da smaltire. E di questi tempi, con tutti i problemi connessi alle discariche e agli inceneritori, direi che si tratta di una pratica da tenersi cara.

Anche nella nostra dimensione interiore il compostaggio può rappresentare un’azione preziosa capace di farci recuperare dell’ottimo concime (questo è uno spunto che ho preso dalla scrittrice e coach statunitense Diane Dreher). Mi riferisco, in particolare, al nostro passato, quel tempo ormai andato che, se adeguatamente trattato, può diventare uno straordinario strumento per rendere il nostro presente più fecondo e produttivo. Invece di essere scartati o messi nel dimenticatoio, infatti, anche i “resti” del nostro passato, indipendentemente dalla loro tipologia e provenienza – ricordi dolorosi, vecchie abitudini, errori di valutazione, scelte inadatte ecc. – possono essere convertiti in un domani più proficuo.

Sia chiaro: non è possibile modificare o ricreare quello che è stato. Parole dette, decisioni prese o azioni compiute rimarranno quello che sono. Nessuno possiede la macchina del tempo e indietro non si torna. Ma se è vero che non possiamo cambiare quello che è già successo, è altrettanto vero, ed è questa la differenza, che da questo bagaglio esperienziale possiamo imparare e acquisire nuova saggezza. Possiamo pertanto dare al nostro passato un significato diverso e, facendolo diventare un insegnamento, trasformarlo in un’opportunità di crescita.

Per quanto, a volte, ci rimordiamo la coscienza per opportunità non colte o per esperienze vissute secondo noi in malo modo, portarsi dietro sensi di colpa o rammarichi serve a ben poco. Mai piangere sul latte versato ammonisce, non a caso, la saggezza popolare. L’unica cosa che si otterrebbe da questo atteggiamento, infatti, è di appesantire il nostro presente con ansie e sofferenze che poco aiutano la nostra evoluzione. Il passato, ricordalo bene, non dice chi sei ma, se vuoi, può diventare parte di quello che decidi di essere.

Certo, abituati come siamo noi occidentali alla cultura dell’usa e getta, può forse suonare un po’ strana l’idea di compostare il proprio passato. Ma, in fondo, non siamo forse parte della Natura? Non funzioniamo secondo gli stessi meccanismi? Qualsiasi cosa su questa Terra è parte di un più ampio processo di trasformazione e, ovviamente, non esula da questo nemmeno quello che ci succede.

Nell’esaminare attentamente la tua vita, quindi, potresti renderti conto che qualunque cosa, piacevole o spiacevole che sia, può fungere da utile compost. Soprattutto se ti rendi conto che il terreno in cui ti stai sviluppando comincia ad insterilirsi, invece di cestinare il tuo passato o di soffermarti morbosamente su esperienze sfavorevoli, puoi scegliere di riconvertire questo patrimonio ridando al tuo ecosistema interno quella ricchezza necessaria per ripartire con maggior vitalità.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Trova un luogo tranquillo in cui appartarti e inizia a riflettere sul tuo passato. Cerca di individuare elementi che vorresti compostare: un modo di pensare ormai obsoleto, un’abitudine diventata scomoda, un errore di valutazione da correggere, un’esperienza negativa che ti assilla, un comportamento di cui ti penti ecc. Tieni presente, però, che non solo le esperienze “negative” possono essere compostate ma anche quelle “positive”. Un caro ricordo che ti dona forza e gioia, ad esempio, è altrettanto importante di un ricordo doloroso per creare del buon compost. Anche i momenti felici, infatti, sono pieni di insegnamenti e spesso, erroneamente, non diamo loro la giusta attenzione facendoli scivolare via senza mostrare la dovuta gratitudine. Per aiutarti, puoi considerare i passi seguenti:

  • Decidi cosa vuoi compostare
  • Scrivilo su un foglio e fanne una breve descrizione
  • Chiediti cosa puoi imparare da questo “residuo” del passato
  • Pensa a ruota libera ad azioni pratiche che puoi compiere per effettuare il compostaggio
  • Scegli, tra le azioni individuate, quella che ti risuona di più
  • Stabilisci un piano per concretizzare l’azione prescelta (quando la faccio, dove, cosa mi serve, distrazioni da evitare, difficoltà da mettere in conto, possibili azioni risolutive, segnali indicatori dell’avvenuto compostaggio)
  • Metti in pratica il tuo piano finché non sentirai compostato il residuo su cui stai lavorando

Tieni a mente che, per alcuni elementi come ad esempio le vecchie abitudini, ci può volere del tempo prima che avvenga una concreta trasformazione. Pertanto non scoraggiarti e ogni volta che ricadi nel vecchio schema fermati, riconoscilo e poi riprendi la tua opera di compostaggio. Quando il processo sarà terminato, per darne una degna conclusione, puoi compiere un piccolo rituale strappando e seppellendo il foglio su cui avevi scritto l’esperienza da compostare.

Compostare il proprio passato ultima modifica: 2016-03-07T18:19:14+00:00 da pameladalisa