Morire costantemente a se stessi

Per non bloccare la propria crescita come esseri umani è necessario assecondare il cambiamento e lasciar andare, volta per volta, tutto quello che ostacola il proprio rinnovamento.

morire costantemente a se stessi

A meno che non sia bloccata in qualche modo, una pianta evolve naturalmente, passo dopo passo, rinnovandosi in continuazione attraverso molte piccole morti: il seme muore per produrre il germoglio, il fiore muore per produrre il frutto che, a sua volta, muore per produrre il nuovo seme. Che si tratti di una perdita naturale o di una necessaria potatura, ogni pianta sa che, per crescere forte e rigogliosa, periodicamente deve rinunciare ad alcune parti di se stessa.

Non è diverso per noi, esseri viventi la cui vita viene costantemente accompagnata dalla crescita e dal cambiamento. Proprio per questo, non dobbiamo opporci al rinnovamento ma lasciar andare, volta per volta, tutto quello che ci limita e che è giunto a compimento al fine di favorire e facilitare la nostra nuova maturazione. È di vitale importanza, quindi, imparare a morire a se stessi continuamente e con totale fiducia.

È chiaro che l’espressione “morire a se stessi” non fa riferimento alla nostra morte fisica, ma alla morte simbolica di tutto ciò che è diventato ormai per noi inutile, superfluo o dannoso. Rappresenta quindi quella periodica revisione di tutto quello che ci appartiene, sul piano sia materiale che interiore, necessaria per liberarci di tutte le zavorre che rallentano la nostra crescita.

Inutile nascondere, però, che spesso e volentieri fatichiamo non poco a liberarci di abitudini, rapporti, modi di pensare e di agire che, per quanto poco funzionali al nostro benessere, ci fanno sentire al sicuro perché ci permettono di muoverci in un campo conosciuto e controllato.

Ma cosa succederebbe se, ad esempio, una pianta si opponesse alla necessaria potatura rifiutando di lasciar andare le parti di sé ormai secche? E se un albero, arrivato l’Autunno, si opponesse al distacco delle foglie dai propri rami? Mi sembra che la risposta a queste domande sia abbastanza scontata: quella pianta e quell’albero non avrebbero né giorni felice né, soprattutto, vita lunga!!

Anche se non lo hai mai fatto di persona, sicuramente hai chiara l’immagine di un albero appena potato e, se è la stessa che ho in mente io, presumo che non sia una visione particolarmente idilliaca. Sembra quasi di vedere un pulcino tutto spennacchiato! Ma, pian piano, piccoli segni di ripresa mostrano che l’albero sta rispondendo positivamente alla sua perdita diventando più vitale, sano e vigoroso. Nell’eliminare le parti ormai inutili di sé, quindi, risponde rivelando una nuova e prosperosa bellezza.

Allo stesso modo, anche noi, per poter manifestare la nostra bellezza e vedere quella che ci circonda con maggior chiarezza, dobbiamo affrontare questo periodico lavoro di potatura superando la dannosa tendenza all’attaccamento. Trascurare questo fondamentale compito significa correre il rischio di sperimentare una vita viziata dai propri “detriti” oltre al fatto, poi, di poter rimanere senza quella fondamentale linfa vitale che ci tiene in vita anche nei nostri “momenti invernali”.

Ovviamente la potatura è un’arte. È necessario sapere cosa tagliare, quanto tagliare, dove tagliare e in quale momento dell’anno farlo. Esistono, infatti, diversi tipi di potatura (verde, secca, di produzione, di trapianto, di risanamento) la cui funzione è quella di regolare, mediante accurati ed opportuni tagli, il modo di vegetare, fiorire o fruttificare delle piante. Non ci si può pertanto improvvisare potatori se si ha un minimo di rispetto per l’essere vivente con cui si sta interagendo e che, per un lavoro mal fatto, sarebbe condannato ad una silenziosa sofferenza. Tu ti faresti mai tagliare i capelli da una persona che non sa maneggiare le forbici? Almeno che tu non sia un vero temerario, credo proprio di no. Bene, il principio è lo stesso (anche se per le piante è molto peggio!!).

È chiaro che anche nella nostra vita il potare deve trasformarsi in un’arte, una pratica da imparare a padroneggiare nel modo più preciso e scrupoloso possibile. Prima di liberarci di qualcosa, quindi, indipendentemente dal fatto che si tratti di un elemento materiale, come ad esempio oggetti che non usiamo più, o interiore, come potrebbe essere un’insana abitudine, dobbiamo valutare con cura se sia per noi la cosa più giusta da fare e, se sì, decidere come e quando farla nel pieno rispetto, sempre, dei nostri tempi interiori.

Da non dimenticare però, quando si attua questa pratica nella propria vita, che uno dei principi basilari della potatura delle piante consiste nell’effettuare dei tagli netti in modo da favorire la cicatrizzazione delle ferite, lo sviluppo dei nuovi tessuti ed evitare la penetrazione di funghi e batteri. Perciò, mentre agisci, non tentennare e sii deciso nei tagli da fare imparando a riconoscere, nel contempo, i tuoi “elementi verdi”, ossia quegli aspetti della tua vita ormai pronti per germogliare e crescere in un prossimo futuro.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Trovato un luogo tranquillo in cui nessuno verrà a disturbarti, ritagliati un po’ di tempo per riflettere sul ruolo della “potatura” nella tua vita, sulla tua eventuale tendenza all’attaccamento e sul perché fatichi a lasciar andare le cose. Quando ti senti pronto, senza fretta, prova a rispondere a queste domande:

  • Quali angoli del mio spazio vitale hanno bisogno di essere ripuliti?
  • Come intendo procedere per concretizzare questa pulizia?
  • Cosa, nella mia vita, ha bisogno di essere rinnovato?
  • Cosa, dentro di me, deve essere lasciato andare o trasformato?
  • A cosa tento strenuamente di rimanere attaccato?
  • Cosa sta ostacolando la mia crescita?
  • Mentre faccio pulizia, quale tipo di sostegno ho bisogno di ricevere dai miei familiari ed amici?
  • Come intendo agire per chiedere questo sostegno?
  • In cambio, cosa sono disposto a fare per loro?

Terminato l’esercizio, l’ideale sarebbe stabilire una tempistica a te congeniale (ad esempio una volta al mese) per fare mente locale su cosa debba essere potato nella tua vita e favorirne il rilascio.

Morire costantemente a se stessi ultima modifica: 2016-03-07T18:06:26+00:00 da pameladalisa