Ispirarsi alla capacità selettiva della Natura

Siamo “programmati” per provare immensa soddisfazione quando impariamo nuove cose ma, se ci esponiamo ad un sovraccarico di informazioni, quello che otteniamo è senso di confusione, frustrazione ed incapacità di decidere.

sovraccarico di informazioni

Lo sapevi che i bovini amano imparare nuove cose? Ebbene sì. In una ricerca condotta da Kristin Hagen e Donald M. Broom del Dipartimento di Medicina Clinica Veterinaria dell’Università di Cambridge (UK), è emerso che i bovini si entusiasmano quando ottengono dei risultati, tanto che il battito cardiaco aumenta e, dopo aver avuto successo in un determinato compito, se ne vanno in giro più baldanzosi.

Ho sorriso quando ho letto questa ricerca perché, nella mia mente, si è subito creata l’immagine di una mucca che, tutta contenta di aver imparato qualcosa di nuovo, se ne va a pascolare più gioiosa ed allegra e, ancora una volta, ho trovato conferma di quanto siamo simili alle altre specie animali. Gli studi sul cervello umano, infatti, hanno scoperto che anche noi siamo programmati per sentirci premiati dall’apprendimento.

 Imparare a suonare uno strumento, a cucinare, a cucire, ad intagliare il legno, a far funzionare un software, a risolvere un quesito matematico, a parlare una lingua straniera, qualunque sia l’abilità che ci impegniamo ad apprendere, diventa quasi una “droga”. Ci fa sentire soddisfatti di noi stessi, migliori rispetto a prima, più capaci, più fiduciosi nelle nostre potenzialità. Predisporci ad un apprendimento costante, quindi, oltre che auspicabile per crescere come individui (perché ricordati sempre che nella vita non si finisce mai di imparare, indipendentemente dall’età che abbiamo!!), è salutare perché ci lascia con un senso di adempimento e di vita ben vissuta.

“Quello che impedisce a molte persone di apprendere qualcosa di nuovo – scrive lo psicologo cognitivo statunitense Gary Marcus – è il pensiero che sono troppo vecchie, non abbastanza brave o semplicemente troppo occupate. Nella mia esperienza, nessuna di queste motivazioni conta davvero. […] Finché il tuo obiettivo è la crescita piuttosto che il riconoscimento, apprendere qualcosa di nuovo può rivelarsi una delle cose più gratificanti che tu abbia mai fatto. Il tuo cervello ti ringrazierà per questo”.

Nel cercare di accrescere le nostre abilità e conoscenze, però, esiste il pericolo di incappare nel tranello del “troppo”. Mi spiego meglio. Oggi è sufficiente digitare una parola in un motore di ricerca online per ottenere, in un secondo, una valanga di informazioni su qualsiasi argomento. Questa possibilità, naturalmente, offre a chi vuole espandere la propria conoscenza un indiscutibile vantaggio ma, vista l’ampiezza di proposte nel web, anche un facile accesso ad uno stato confusionale. Le informazioni, infatti, spesso sono incomplete, tendenziose, disordinate, contradditorie, superficiali. E così finisce che, come i tasselli sparsi di un puzzle, non capiamo come orientarci e coordinare assieme tutti i pezzi.

Mi è piaciuta l’immagine che la naturopata Simona Oberhammer ha dato del mondo dell’informazione (nel suo caso riferito al contesto del benessere) nel suo libro “Guarigione naturale con i 4 biotipi Oberhammer” (Ed. Mondadori) paragonandolo ad un formicaio. Proprio come le formiche, scrive la Oberhammer, le informazioni corrono da tutte le parti e, se appoggiamo una mano nel formicaio delle informazioni, immediatamente ne veniamo invasi.

La saggezza popolare ci invita a ricordare che “il troppo stroppia”, ossia che ogni eccesso, di qualunque natura sia, è controproducente. E questo vale anche per le troppe informazioni e conoscenze. Si finisce, alla fine, per diventare vittime di infiniti elenchi di consigli, ammonimenti, modi di pensare, teorie, approcci, mode, cose da fare e da non fare.

Paradossalmente, così, ci troviamo a fronteggiare un tale “sovraccarico” di informazioni (Information Overload) che, invece di aiutarci a dipanare le nebbie che abbiamo dentro, ne aumentano l’intensità. Prova a pensare a cosa succede quando, ad esempio, dobbiamo comprare un maglione oppure un pacco di biscotti. Quando entriamo nei negozi di piccole dimensioni la scelta, certo, è più limitata, ma risulta più ponderata rispetto a quando entriamo in un grande magazzino o in un ipermercato e, invece di dover scegliere tra cinque modelli di maglioni o tipi di biscotti, ci troviamo di fronte a trenta diverse possibilità di scelta. Alla fine, spesso, scegliamo sulla base del prezzo più conveniente (che, però, non sempre coincide con un’appropriata qualità) o di quello che ci ha suggerito la pubblicità.

“In passato, quando ci occorrevano delle informazioni attendibili, chiedevamo un parere ad un esperto, consultavamo un’enciclopedia o ci recavamo in biblioteca. Oggi – nell’era digitale – basta possedere uno smartphone o un tablet che si collega a Internet per avere sempre a portata di mano (e di clic) – ovunque ci si trova – una fonte inesauribile di informazioni. Qualunque sia la nostra esigenza conoscitiva, è sufficiente una ricerca di pochi secondi per ritrovarsi ‘sommersi’ da numerose fonti informative. Da quali attingere? A quali affidarsi? Come discernere tra una fonte e un’altra? Come stabilire un punto di riferimento per le proprie decisioni? Come uscire ‘salvi’ da questo ‘mare’ di informazioni? Sono tutti quesiti che possono disorientarci e bloccare il nostro processo decisionale”. (Francisco Pacifico)

Con questo, sia chiaro, non sto assolutamente denigrando internet (visto che ho un sito web sarebbe alquanto contraddittorio!) che, anzi, se usato con saggezza, equilibrio e senso critico, può essere una manna dal cielo, tuttavia è bene avere chiaro che un’eccessiva esposizione alle informazioni – che, naturalmente, non avviene solo tramite internet ma anche attraverso la televisione, la radio, i libri, i giornali, le conferenze ecc. -, soprattutto quelle di bassa qualità, può minare le nostre certezze e, di conseguenza, ostacolare la nostra capacità di decidere cosa è meglio per noi. Invece che spugne che assorbono indistintamente ogni cosa, dovremmo pertanto essere selettivi nel tipo di informazioni che interiorizziamo.

Selezionare, infatti, significa compiere l’azione di scegliere che, a sua volta, etimologicamente significa separare la parte migliore di una cosa da quella peggiore. Compiere un’accurata selezione delle informazioni con cui veniamo in contatto, quindi, implica saper valutare con consapevolezza a quali elementi informativi dare attenzione e priorità.

La Natura per prima ci insegna l’importanza della selettività (ti ricordi la Selezione Naturale di Darwin?) e, nelle forme di vita sia animali che vegetali, vengono trattenute solo le informazioni funzionali ad una vantaggiosa sopravvivenza. Certo, è vero che noi esseri umani non acquisiamo informazioni al solo scopo di sopravvivere, ma anche per il piacere di imparare e di migliorarci. Questo, però, non dovrebbe tradursi in un farsi schiacciare da una montagna di dati e nozioni.

Vediamo se ti riconosci in una, o più, di queste abitudini (legate non solo al mondo digitale):

  • Passi compulsivamente da uno sito web ad un altro (Ma ti prendi la briga di leggere per bene i contenuti che offrono?)
  • Monitori continuamente i tuoi canali social (Lo fai perché devi pubblicare qualcosa di importante e di utile, o solo per vedere quanti “like” in più hai ottenuto o cosa stanno facendo gli altri?)
  • Ti iscrivi ad una marea di newsletter (Quando ti arrivano, le apri e le leggi? Le loro informazioni aggiungono valore alla tua giornata?)
  • Controlli più volte al giorno la casella di posta elettronica (Il tuo lavoro comporta ricevere una email ogni 15 minuti?)
  • Ti iscrivi a tantissimi corsi, dal vivo ed online (Hai davvero bisogno di approfondire quel certo argomento o, semplicemente, “devi” restare aggiornato su ogni cosa?)
  • Scarichi nel tuo computer una marea di file (Sono tutti utili e rilevanti? Alla fine, li leggi?)
  • Compri continuamente una valanga di libri su temi d’attualità, crescita personale, self-help, benessere, spiritualità (Dopo averli letti, provi a mettere in pratica i consigli che ti hanno suggerito?)
  • Partecipi spesso a convegni, conferenze, seminari sui temi più disparati (Dopo aver partecipato, ti porti a casa davvero delle importanti riflessioni?)
  • Sei abbonato a diverse riviste tematiche (Le leggi tutte o si accumulano sul tuo comodino?)
  • Guardi quanti più possibili programmi televisivi di informazione (Lo fai solo perché così ti sembra di essere una persona colta ed intelligente?)

Ti sei riconosciuto in qualcuna o in tutte queste abitudini? Non preoccuparti, non sei il solo! Il pericolo, però, è di entrare in una spirale di ricerca ed acquisizione di informazioni che, oltre a rubarti del tempo prezioso che potresti investire in attività più proficue, ti danneggia dal punto di vista sia fisico che psicologico.

Infatti, sul piano fisico causa:

  • Mal di testa
  • Mal di stomaco
  • Insonnia
  • Amnesie
  • Irritabilità
  • Stress

Sul piano psicologico, invece, causa:

  • Ansia
  • Frustrazione
  • Confusione
  • Indecisione
  • Dubbi su se stessi

Quello che alla fine può succedere, così, è che entri in una sorta di stato di paralisi che costringe il tuo cervello a lavorare in “modalità panico”, con una conseguente interpretazione errata delle informazioni a tua disposizione.

“La grande quantità di informazioni che si ottengono dai nuovi media come Internet, può inibire la capacità di selezionarle e scegliere una posizione riguardo una specifica tematica. Spesso questa moltitudine d’informazioni viene percepita come un “rumore” in termini cognitivi, dato che uno stesso fatto può avere interpretazioni diametralmente opposte o può essere confutato da un’altra informazione”. (Rino Carfora)

Quello che ci spinge a raccogliere una quantità industriale di informazioni è, spesso, la sensazione di non sentirci abbastanza informati e il timore di lasciarci sfuggire dei pezzi di informazione vitali. Non dobbiamo dimenticare, però, che non diventiamo persone più intelligenti ed istruite soltanto perché ci rimpinziamo di un maggior numero di dati. Quello che davvero conta è mettere in pratica quello che impariamo, e le conseguenti consapevolezze che maturiamo, ma per farlo dobbiamo inevitabilmente essere accuratamente selettivi.

Oggi, vista la quantità esponenziale di dati a cui siamo esposti, il sovraccarico di informazioni (detto anche sovraccarico cognitivo) è un problema da non sottovalutare. È a partire dalla capacità di distinguere le informazioni più utili ai diversi aspetti della nostra vita, infatti, che è legata la possibilità di raggiungere i nostri obiettivi, di seguire lo stile di vita che desideriamo e, in ultima analisi, di favorire il nostro positivo processo di evoluzione.

Coltiviamo, allora, come invita la scrittrice francese Dominique Loreau nel libro “L’infinitamente poco” (Ed. Vallardi), una sana frugalità intellettuale.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Io amo leggere e, quando un argomento mi interessa davvero, mi piace approfondirlo al meglio (su questo punto voglio darti un consiglio: quando approfondisci un certo tema, qualunque sia, non accontentarti di una sola fonte, ma leggi materiale da fonti diverse, in modo da osservare la questione da differenti angolazioni, e poi, trattenendo quello che ti risuona di più, metti tutti i tasselli assieme e creati la tua personale visione che naturalmente, nel tempo, potrà subire degli aggiornamenti). L’idea che ho voluto esprimere con questo articolo, quindi, non è che sia sbagliato leggere tanto, studiare, fare ricerca, formarsi, acquisire nuove capacità, tenersi aggiornati sui fatti del mondo. Ben venga un ampliamento del nostro orizzonte conoscitivo che ci aiuta ad essere delle persone più mature e consapevoli, purché, però, sia guidato da una saggia valutazione di cosa è realmente importante percepire della marea di dati in cui siamo costantemente immersi.

Etimologicamente, informare significa dare forma a qualcosa. Ecco, tieni a mente che attraverso le informazioni che assorbi dai forma a te stesso. Assicurati, quindi, che sia la “forma” che desideri davvero!!

Di solito, a questo punto, ti propongo alcune domande da cui far partire la tua riflessione. In questo caso mi sembrano superflue. Quello che ti invito a fare, dopo aver elaborato le tue considerazioni sul tema trattato, è di analizzare il tuo modo di approcciarti alle informazioni e, se necessario, di iniziare a cambiare le abitudini associate al “troppo”.

NOTA BIBLIOGRAFICA – Per scrivere questo articolo ho preso degli spunti dai seguenti testi:

  • Emotional reactions to learning in cattle di Kristin Hagen e Donald M. Broom (www.appliedanimalbehaviour.com)
  • Learn something new. Your brain will thank you di Gary Marcus (http://thechart.blogs.cnn.com)
  • Sovraccarico di informazioni: come gestire l’information overload di Francisco Pacifico (http://arricchisciti.com)
  • Cosa si intende per sovraccarico informativo? di Rino Carfora (http://sociologicamente.it)
Ispirarsi alla capacità selettiva della Natura ultima modifica: 2017-10-09T16:36:39+00:00 da pameladalisa