Essere pazienti verso se stessi

Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa né quanto lontana essa sia, né quale ne sia la cadenza. Non occorre che egli maturi nello stesso tempo di un melo o di una quercia. (Henry D. Thoreau)

essere pazienti verso se stessi

Chiunque abbia avuto a che fare in modo diretto con il regno vegetale saprà che, talvolta, può succedere che una pianta “malconcia” o troppo lenta nella crescita, in apparenza destinata a morte sicura, sia spesso capace di una sbalorditiva e straordinaria ripresa.

Qualcosa di simile capita anche a noi quando, inquieti e frustrati, abbiamo l’impressione che nella nostra vita non stia accadendo nulla di significativo e che tutto sia irrimediabilmente bloccato. Proprio come ci comportiamo verso una pianta moribonda, dunque, perdiamo ogni speranza e, totalmente incapaci di sopportare l’ansia dell’attesa, convinti come siamo poi che le cose debbano succedere all’istante o comunque a breve termine, molliamo la presa e buttiamo alle ortiche ogni nostro sforzo senza renderci conto che, in realtà, quello che si sta preparando in noi è una clamorosa rinascita.

Judith Handelsman, nel suo bellissimo libro Crescendo me stessa (Ed. Gruppo Futura), esprime bene questo concetto quando, nel descrivere lo stupore nel vedere piena di boccioli una pianta a lungo ignorata perché poco propensa a “rispondere” positivamente alle cure ricevute, scrive: “Questa cosmea mi ricordò come si sente chi matura tardi, quando qualcuno (noi stessi inclusi) pensa che non siamo grandi, forti, produttivi o belli come ‘dovremmo’ essere. Ma quando infine maturano, questi esemplari tardivi superano tutte le aspettative. Chi matura tardi può avere bisogno di più tempo per svilupparsi, e può avere tutta l’aria di qualcuno che non ce la farà mai, ma quando infine si sviluppa, si rivela davvero speciale. A volte ha anche di più da offrire”.

Il senso profondo di queste parole è che ognuno di noi ha un suo personale ritmo di crescita che, inutile sottolinearlo, va accettato, rispettato e assecondato se si vuole veramente vivere in equilibrio e in armonia, sia con se stessi che con il mondo che ci circonda. Il Bambù giapponese ci offre, in questo senso, un bellissimo esempio di vita (ho conosciuto la storia della crescita del Bambù molto tempo fa grazie ad una e-mail del formatore Mattia Lualdi, collaboratore della community PiùChePuoi).

Quando un seme di Bambù viene piantato, infatti, non accade assolutamente nulla per i primi sette anni. Passano quindi sette lunghi anni senza che in superficie si veda il minimo segnale di vita. Una persona inesperta potrebbe allora pensare di aver piantato dei semi completamente sterili. Poi però, al settimo anno, ha inizio la prodigiosa metamorfosi del Bambù che, nel giro di un mese e mezzo, cresce rapidamente arrivando a raggiungere dai 30 ai 40 metri di altezza.

Verrebbe da pensare che il Bambù abbia fatto in sei settimane quello che non ha fatto in sette anni, ma le cose non stanno proprio così. Quello che realmente è successo è che nei sette anni di “apparente” inattività il Bambù, dovendo sostenere al momento della crescita un’elevata altezza, ha lavorato strenuamente per crearsi un profondo e forte apparato radicale capace poi di sorreggerlo.

L’insegnamento che la crescita di questa splendida pianta ci offre, oltre all’importanza dell’attesa della giusta maturità dei tempi, è che nei momenti in cui abbiamo l’impressione di essere “immobili” spesso, anche se non ne siamo del tutto coscienti, sta in realtà avendo luogo nel nostro sottosuolo un’incessante attività di preparazione delle fondamenta che dovranno sostenerci quanto poi esteriorizzeremo la nostra crescita.

La Natura, quindi, ci mostra il fondamentale collegamento che esiste tra l’oscurità, il non visto, e il processo creativo. Pensa ad un bulbo che giace sottoterra. Che all’improvviso inizi a fiorire sembra quasi un miracolo visto che, per un lungo periodo, è rimasto inattivo sotto il suolo sopravvivendo ad un lungo e rigido Inverno. Tuttavia, nonostante le condizioni avverse, grazie anche al nutrimento contenuto nella sua struttura, e che noi possiamo paragonare al nutrimento che ci viene dato dal nostro mondo interiore, il bulbo prospera e cresce. Ma gran parte del cambiamento che mette in atto, ed è questo il punto, avviene fuori dalla nostra vista, al di sotto della superficie.

La nostra vita riflette esattamente questo stesso processo. I tempi di cambiamento, che per forza di cose sono accompagnati da crisi e da disordine, per quanto possa sembrare inverosimile, sono proprio quelli che ci forniscono lo spazio necessario per una nuova fioritura. Possono essere difficili, certo, e possono portare a grande confusione, ma nel contempo offrono straordinarie opportunità di rinnovamento perché, lasciandoci momentaneamente al freddo e al buio, ci aiutano a trovare nella profondità di noi stessi quella forza interiore capace di farci resistere per evolvere e progredire.

Quello che più conta in questi frangenti non è tanto quello che ci succede quanto, piuttosto, come decidiamo di rispondere. Se non opponiamo resistenza al cambiamento e diamo il permesso alla nostra vita di assumere nuove forme, nel pieno rispetto sempre della propria tempistica, allora niente e nessuno potrà fermare il nostro sviluppo. Se c’è una costante nella Vita, lo sappiamo, quella è proprio il cambiamento. Non c’è niente nel mondo che rimanga in eterno così com’è. Tutto è destinato a cambiare e a subire continue trasformazioni.

Naturalmente, per quanto riguarda l’essere umano, il cambiamento non segue quasi mai un processo lineare che da A porta a Z. Il più delle volte, infatti, i sentieri da seguire sono arzigogolati e ci mettono alla prova chiedendoci di fare delle scelte precise e coraggiose che, per quanto talvolta possano risultare troppo complesse, rappresentano in realtà un’occasione per accrescere la nostra consapevolezza.

È chiaro che, ad un certo punto, piccoli inizi ci faranno capire che è tempo di muoverci e questo non deve intimorirci. Pensiamo, ad esempio, ad una Quercia. Che un essere così possente e maestoso abbia avuto inizio da una piccola ghianda sembra quasi impossibile. Eppure è così che vanno le cose nel mondo naturale, per gradi, passo dopo passo.

Ecco perché la coltivazione di sé, proprio come quella di una pianta, richiede amore, attenzione, calma, costanza, fiducia e, soprattutto, tanta pazienza. “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo” recita un verso dell’Ecclesiaste (o Libro di Qoelet). C’è un tempo per piantare e uno per sradicare, un tempo per demolire e uno per costruire, un tempo per cercare e uno per perdere, un tempo per conservare e uno per buttar via… E c’è, aggiungo io, un tempo per rimanere avvolti nell’oscurità, sottoterra, per prepararsi ad un nuovo risveglio.

Prova a riflettere sul passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile. Spesso, tra la fine dell’Inverno e l’inizio della Primavera, esiste un periodo di transizione che tendiamo a vivere con frustrazione perché sentiamo in noi la tensione tra la stagione del sonno che attarda a concludersi e la stagione del risveglio che ci invita a ricominciare. È un temporeggiare dell’arrivo della Primavera che, nonostante sia annunciato da alcuni segni nell’ambiente circostante, fatichiamo a sentire pienamente. Questo periodo, però, lungi dall’essere un’inutile attesa, ci offre in realtà un dono unico, ovvero la possibilità di sostare in uno stato di fertile “non conoscenza”.

Incoraggiati da una società generalmente poco attenta all’interiorità, infatti, cerchiamo spasmodicamente le risposte ai nostri quesiti senza avere la pazienza di aspettare che la nostra Essenza ci conduca verso nuove profondità nella comprensione dei nostri veri bisogni. Così, senza nemmeno rendercene conto, ci rendiamo totalmente ciechi alle nuove luminose opportunità che ci vengono incontro. Ma, è chiaro, queste intuizioni non possono essere programmate a tavolino e, pertanto, richiedono da parte nostra la volontà di attendere i giusti richiami.

Anche nella nostra vita accadono momenti del genere, in cui i semi dei nuovi inizi tardano a germogliare proprio come un bambino che, scaduto il periodo di gestazione, tarda a venire alla luce. Sono momenti questi che ci chiamano alla pazienza, alla fiducia e al riposo nella consapevolezza che, quando sarà il momento giusto, la fioritura esploderà sotto i nostri occhi con nuove ed allettanti possibilità.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Prenditi un po’ di tempo solo per te e, trovato un posto tranquillo in cui nessuno verrà a disturbarti, inizia a riflettere sul tema di questa lezione. Pensa a come ti rapporti verso te stesso nei momenti di cambiamento, se sai darti sostegno e se sai essere paziente verso i tuoi ritmi. Ripensa ad episodi in cui, a momenti apparentemente “morti” della tua vita, hanno fatto seguito straordinarie tue fioriture; a quando è accaduto qualcosa che, pur manifestandosi con una tempistica diversa da quella desiderata, si è poi rivelata essere perfetta per te; a quando l’aver avuto pazienza ti ha gratificato con rivelazioni o doni inaspettati. Quando poi ti senti pronto, prova a rispondere alle seguenti domande:

  • Su quale aspetto della mia vita mi sento bloccato?
  • Quale tipo di transizione sto vivendo?
  • Cosa sta succedendo dentro di me?
  • Quali sono i tempi interiori che ho bisogno di assecondare?
  • Come posso essere più paziente verso me stesso?
  • Quale tipo di fondamenta sto costruendo dentro di me?
  • Cosa posso fare per favorire questa costruzione?
  • Come posso incrementare la mia apertura verso nuove possibilità?
  • Cosa ho bisogno di lasciar andare in termini di credenze limitanti e resistenze al cambiamento?
  • Di quale percezione ormai antiquata di me stesso devo liberarmi?
  • Quali occasioni ho perso a causa di questa percezione?
  • Come posso agire per facilitare il mio rinnovamento?
  • Come posso stare con il “non conosciuto” gustando il piacere dell’attesa?
  • Cosa posso imparare dalla non azione e dal semplice osservare?

Ricorda che nei momenti di transizione il tuo principale ruolo è quello dell’osservatore e dello studente pronto ad accogliere nuove conoscenze. Perciò non agitarti, non avere fretta di entrare in azione e guardati attorno ammirando semplicemente il cambiamento in corso. Fidati del fatto che, quando sarà per te il momento giusto, quando cioè le tue fondamenta interne saranno pronte, verrai invitato a metterti in gioco nel mondo esterno.

NOTA BIBLIOGRAFICA. Alcuni passi di questo articolo li ho liberamente tratti da alcune newsletter del sito http://tendingyourinnergarden.com

Essere pazienti verso se stessi ultima modifica: 2016-03-07T18:27:20+00:00 da pameladalisa